ARTEMUGELLO > 2007 > Da qui a là... laggiù! Il Mugello

> SIMONE ZACCAGNINI

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FOTOGRAFANDO DENTRO DI SÉ UN VIAGGIO NELLA SUA NOTTE

A guardarlo da lontano, quest’avvincente polittico di Zaccagnini subito lo diresti il montaggio di un’animatissima sequenza filmica notturna. Dove le prospettive si moltiplicano attraverso segmenti di città rischiarata da colpi improvvisi di luci. Snidando cose ed umane presenze per un istante sottratte al loro più profondo mistero. Luci che stridono e abbagliano, che rivelano e nascondono, cariche di suoni laceranti o attutiti dalla notte.

Mentre lì, al centro della scena, si staglia la stessa figura dell’artista.

Fumando, s’inginocchia dinnanzi a noi, esalando boccate di fumo e spalancando le braccia. Irriverente preghiera ad un invisibile pubblico che non comprende. Sul petto, la sua bianca maglietta recita una scritta, in dialetto: Lassem sciot. Sì, lasciatemi sciolto; poiché sono un artista, io sto rivendicando la libertà di guardar come voglio dentro di me. Io non domino né sugli uomini, né sulle cose. L’unico vero potere lo esercito sul mio linguaggio.

Lo educo sino a raggiungere il grado massimo d’illusoria purezza.

Come un obiettivo, lo punto dentro di me: evoco con passione la mia notte, la popolo di ciò che amo. Ed ancora, a guardarla da lontano, si direbbe quest’intima visione sia stata ottenuta attraverso un sapiente collage d’innumerevoli, fotografici frammenti. E invece, strepitoso paradosso, d’altro non si tratta che del prodigio d’una efficacissima “pittura dipinta” in grado di misurarsi e, sin quasi ad irriderlo, imitare lo stesso linguaggio della fotografia, utilizzando tutte quelle risorse espressive e quegli stilemi d’acutezza visuale che, dai fiamminghi ai moderni, la pittura è in grado di mettergli a disposizione. Infatti, non puntando l’obiettivo fotografico che sempre fuori di sé, ben altro è quello che veramente necessita al pittore per seguitare a comprendere il laggiù del suo dentro.