> SELENA MAESTRINI
DAVANTI AL TEMPO CHE SGRETOLA TUTTO
Una metrica rigorosa scandisce lo spazio rappresentato, quasi volesse ancorarlo perché non ci sfugga via, assieme alle cose che qui ci guardano come pervase da un loro intimo struggimento. In verità, è un percezione inquieta del tempo che passa quella che più evidente emerge da questi quadri. Rapidi appunti d’una memoria che desidera almeno salvare il senso di ciò che le cose sono state, l’identità vacillante della loro funzione in altre età: questo loro anemico scolorire dinnanzi alla luce del giorno. Ognuno di essi, infatti, sapientemente coglie come un tempo crudele interagisca con gli oggetti. E quanto s’accanisca contro di loro, quando l’uomo finisce per abbandonarli. Vecchi opifici, scampoli di terreno incolto, viuzze che nessuno più percorre e ormai dominio di gatti randagi. Sghembe prospettive ne accentuano la frontalità o un senso angoscioso di fuga. Così per il vecchio stabile di C’è un cane dentro la muffa, a chiazze maldestre, s’è impossessata della facciata. Ce ne suggerisce l’immagine più nitida di vecchiaia e fatiscenza. Cosicché, di sorpresa, un nodo di velata malinconia coglie l’impreparato spettatore. Cosa, come qui ricordare ciò che sta morendo? Anche la mano che ne registra la rapida sparizione, anche la memoria che salva non possano fare a meno d’essere traversati dalla sua pena.

