ARTEMUGELLO > 2007 > Da qui a là... laggiù! Il Mugello

> GIOVANNI LIBRO

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ESTRANEITÀ DAL MONDO IN CUI VIVIAMO

Scopriamo che le cose esistono, soltanto finché ci servono. Sempre più si è portati ad avere con esse soltanto un rapporto di mero utilitarismo. Onnivori senza pietà, si è giunti a concepire, o ancor peggio a “sentire”, l’intera stessa Natura come una semplice riserva destinata a questo nostro ormai sterminato saccheggio. Mai che le cose, ci si fermasse a guardarle, come creature “vive”. Mai come pure forme rivestite di luce e colori. Che il giovane pittore osservi un qualche trafficato spazio urbano, o uno scampolo di campi lasciati incolti - lui che del destino delle forme è l’ultimo appassionato e vigile custode – con che sgomento subito si accorge del loro estremo degrado. È una minuta trama di cose-presenze che soffrono, tradendo l’effetto del nostro abbandono o della nostra indifferenza.

A non guardarle, a non amarle più si direbbe che siano precipitate nel limbo d’un tempo sospeso e che lì, la loro forma si smagli e si corrompa. Come se l’intimo collante che assieme le tiene ormai si stesse sfasciando. Specchio e metafora allora d’un ancor più drammatico sfasciarsi delle umane relazioni dentro il tessuto urbano. L’abilità stilistica con la quale Libro ci mostra quest’intima consunzione delle cose è davvero sorprendente. Dinnanzi alla Città che sale ci sentiamo estraniati e al contempo partecipi di questa sua realtà povera e decaduta. Vorremmo forse provare a rialzarne le sorti o siamo invece colti da una profonda mestizia e malinconia. Soltanto la Natura non sembra esser toccata da questo non amore. I suoi magnifici pini svettano sopra i palazzi semidistrutti o in costruzione, a toccare un cielo soleggiato e terzo nel quale il risveglio può apparirci così meno drammatico, anzi sin quasi a darci una parvenza di felicità.