> ANNA GRAMACCIA
QUANDO LÀ FUORI CI ABBAGLIA LA TROPPA LUCE
Contraddizione della luce estiva, quando per eccesso di visibilità, brucia la consistenza delle cose. Quasi che dietro ogni troppo vedere si nascondesse sempre un’ipotesi d’accecamento. Quando sommerse dalla gloria del mezzogiorno finiscono per scorporarsi. Quando, sfaldandosi alla nostra vista, smarriscono la loro consistenza, sino ad apparirci spogliate di colpo dei loro colori. Così appaiono all’intuizione percettiva d’Anna Gramaccia: come uscissero da un sogno o da un soffuso ricordo, che però non occulta l’emozione della loro sopravvivenza. Quasi che fossero scampate ad un fuoco che tutto sembra avere avvolto e rapito.
Allora là di fronte si dispiega l’immagine d’un reale che, smarrendo il suo peso, si è trasmutato in un’ evanescente presenza di forme sospese in ascolto. La morbidezza dell’ombra è espressa da un disegno sostenuto con sapiente filigrana. Come accade nel “meriggiare pallido e assorto” di Dietro il silenzio, ecco il tenue profilo di un gatto che, abbagliato da troppa luce, sembra che stia per tuffarsi nell’ombra fitta d’una cancellata. Oppure si osservi come in Sotto il sole, un gruppo di bagnanti sprofondino anch’essi, per salvarsi dalla luce, nelle braccia di un’ ombra-acqua che li accoglie maternamente.
Ci si accorge allora di come questa giovane pittrice sia riuscita a renderci partecipi d’una sottile rêverie nella quale, ad un tempo reali e sognate, queste sue atmosfere ci ripongono il gioco a nascondere che il sole instaura da sempre con gli oggetti del mondo creato.

