ARTEMUGELLO > 2007 > Da qui a là... laggiù! Il Mugello

> MATTIA COLOMBO

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NEL CANTO MATTUTINO DELLE COSE

Diversa e imprevedibile è sempre la luce d’un altro giorno. Come canta un antico inno liturgico: “L’aurora inonda il cielo / di una festa di luce / e riveste la terra / di meraviglia nuova”. Così, in questo primo loro apparire, le cose si rivelano a noi nell’assoluta pienezza del loro esserci. In tutta la tacita consistenza del loro esistere. Nella felicità con cui si annunciano attraverso le sonorità smaglianti dei loro colori. Sono state immerse nel fiume della notte, per riemergerne ogni volta lavate e purificate. È di questa incontrovertibile, quanto ohimè trascurata evidenza del mondo, di questa sua immediata verità, che si nutre qui la limpida percezione pittorica di Mattia Colombo. È un silenzioso, mattutino risveglio di città in un giorno festivo, quello che qui si snoda attraverso le quattro vedute-visioni di questo suo radioso Blanchissage au delà des tenèbres. Come disposti in filmica sequenza, ecco allora i limoni di qualche scampolo d’orto, i ruvidi rami d’inverno e le serrande abbassate, una brezza che scompiglia camicie e panni stesi ad asciugare, (botticelliana citazione, forse) la grazia di due mani femminili, pazienti qui chiamate a cancellare ogni macchia del male sulla terra.Ma non ci tragga in inganno questo suo impianto soltanto in apparenza fotografico. Tanto meno questa sua smisurata abilità nel render così vivo ogni dettaglio. Poiché il vero scopo ch’egli si prefigge non è di certo quello d’un monotono iperrealismo.

Un filo ideale, infatti, traversa le quattro vedute. In questa loro indicibile purezza, trasparenza e levità, si direbbe che le cose siano state appese ad esso, perché non volino via. Occorre così che il clamore degli uomini taccia, perché il canto dei colori possa affermarsi con tutta la forza del loro contrasto timbrico e tonale, con tutta la gioia del loro armonico dispiegarsi. Perché di nuovo invadano l’anima di un pittore.