Mattia Colombo
Mattia Colombo
Trame elegiache
PALAZZO DEI VICARI - SCARPERIA
L’intervento presentato da Mattia Colombo, dal titolo Trame elegiache, all’interno dell’atrio coperto e nel cassero del Palazzo dei Vicari ha permesso a Scarperia di far parte a pieno titolo del progetto Artefice in Mugello. La volontà che ha portato l’amministrazione a collaborare alla realizzazione di questa iniziativa è stata soprattutto l’idea della scommessa di inserire un intervento di arte contemporanea all’interno del simbolo della tradizione di Scarperia, il Palazzo dei Vicari. Il contesto non poteva che essere più appropriato in quanto i dipinti, con i loro temi ed i loro colori, si legano molto bene con gli interni e gli affreschi rinascimentali, aprendo così nel luogo istituzionale per tradizione la strada alla legittimità dell’intervento.
L’idea di far parte di Artefice è stata quella di cogliere l’opportunità che quest’anno è stata data a molti comuni del Mugello di collaborare insieme, per fare quel passo in avanti che il progetto, dopo essersi consolidato con le precedenti esperienze di S.Piero e Barberino, reclamava.
Il poter collaborare ad un intervento di qualità, che permette oltretutto a giovani artisti di esprimersi e di valorizzarsi all’interno del nostro territorio, non poteva non essere recepito da Scarperia, in quanto la sua storia è ricca di personaggi e di artigiani che hanno sviluppato il proprio ingegno ed hanno messo il proprio talento a servizio della nostra realtà.
Questa esperienza ha sicuramente arricchito Scarperia, perché la sfida che è stata proposta ha trovato subito un riscontro favorevole non solo dell’Amministrazione Comunale, ma anche in tutte quelle componenti della realtà scarperiese che vivono intensamente, con le loro attività, la vita del paese e del centro storico, e che hanno collaborato fattivamente all’allestimento dei quattro dipinti proposti.
L’opportunità di questo progetto, che farà conoscere ulteriormente il Mugello anche per questo tipo di interventi, sarà sicuramente una vetrina ulteriore per i comuni che ne fanno parte e nello specifico di Scarperia che, inserendo le Trame elegiache di Mattia Colombo all’interno delle manifestazioni del Diotto, ha legittimato il progetto per gli anni futuri e, soprattutto, ha visto in Arteficie un portatore di quel valore aggiunto che, con le sue innovazioni e le sue fresche idee, ha aperto un nuovo tipo di collaborazione fra i Comuni Mugellani.
Federico Ignesti
Assessore alla Cultura del Comune di Scarperia
Ogni mattina, percorrendo le antiche stanze del Convento di San Marco prima di entrare in una di esse, dove ha inizio il ritmo frenetico del lavoro quotidiano, non manco di guardare fuori dalle piccole finestre del corridoio della Foresteria che si aprono sul Chiostro di San Domenico. L’immagine, ormai abituale, che ricevo è un condensato di nitore, di semplicità, di armonia che mi lascia un senso di pace che mi aiuta ad affrontare la giornata.
Una mattina d’ottobre del 2006, il mio
sguardo distratto si è fermato improvvisamente.
Il ritmo severo delle colonne di pietra
serena appariva interrotto improvvisamente
da bagliori inaspettati.
Erano le tele di Mattia Colombo.
Disposte sotto le campate del chiostro insieme a quelle di altri giovani artisti, erano lì a raccontare nel convento di san Marco l’esperienza vissuta nel convento-madre dei Domenicani Osservanti a san Domenico di Fiesole per celebrare con una mostra i seicento anni della fondazione di quel convento. In un attimo, quelle tele mi hanno catapultato dentro gli anfratti della vita conventuale, nell’armadio di sagrestia che custodisce i paramenti, metafora del cuore della vita liturgica della chiesa, mi hanno comunicato mille sensazioni, suscitato ricordi, provocato associazioni, stimolato riflessioni. Fascino e pesantezza.
Le tele di Colombo esprimono un’esperienza vissuta in modo molto forte e lasciano nello spettatore un’impressione altrettanto forte di stordimento. Uno stordimento visivo, tattile, ma anche culturale, storico, religioso.
Non è possibile ignorarle, esercitano un potere di attrazione incredibile, ti stimolano sensorialmente e intellettualmente. I colori ti accecano, le sete frusciano, guizzano, regalando all’occhio un puro godimento estetico e rievocano un mondo lontano in cui la sacralità doveva essere esaltata dalla ricchezza e dalla bellezza materica degli ornamenti. Ma le tele non si risolvono solo in un esercizio virtuoso di tecnica artistica o in un’attenta documentazione storica, che pure esistono alla radice di questi dipinti. Fra un broccato e l’altro, fra le pieghe di un piviale e il panneggio di una veste si nascondono spezzoni del passato e del presente, si entra nel passato attraverso il contatto col presente, un contatto così reale da diventare simbolico. E l’artista, che si è avventurato in questa operazione con passione non ha potuto fare a meno di dialogare con altri artisti, i grandi del passato, di confrontarsi col loro modo di esprimersi, di rappresentare il sacro, di dipingere quella stessa realtà che egli ha visto in quell’armadio della sacrestia e quella che ha immaginato loro vivessero. Fanno capolino frammenti di pittura dell’Angelico accanto a quelli di Van Eyck, di El Greco, di pittura barocca, perfino di quella trecentesca.
A volte sono vere e proprie citazioni, a volte no, sono interpretazioni estremamente efficaci di un artista o, più spesso, del gusto di un’epoca.
Il tutto si mescola, si interseca, si lega ed esprime, in una superficie relativamente piccola, il modo di essere pittori di arte religiosa di tutti i tempi.
Nel bagliore della luce che fa risplendere le sete – certamente un elemento dominante della pittura di Colombo, che la usa in mille modi diversi – si nasconde anche lo stordimento che deriva dal contatto con la ritualità.
In queste immagini la presenza umana, il frate, è fugace. Rari i frammenti di nude vesti e di nude mani in atto di preghiera. Il frate, la sua vita e i suoi pensieri, scompaiono sotto l’ampiezza dei parati.
Ci sono piviali che pesano troppo sulle spalle di un celebrante che abbassa la testa e cappelli vescovili dai contorni taglienti come lame che rivelano lo stordimento religioso, oltre che storico ed estetico che Colombo vuole comunicare di questa sua esperienza vissuta con passione d’uomo e d’artista.
Magnolia Scudieri
Bio
Colombo Mattia è nato a Trezzo sull’Adda (MI) il 22/02/1982.
Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze presso la scuola di pittura del prof. Adriano Bimbi.
Attualmente vive e lavora a Firenze.
| 2005 | personale "I-STANZE", foyer del Teatro Cantiere Florida, Firenze. |
| 2006 | collettiva "Giovani Artisti di-segnano il Sacro", Museo Stauros, San Gabriele (TE). |
| collettiva "Amarcord. Omaggio a Federico Fellini materiali per le Tende al mare IX edizione" Galleria Comunale d’Arte Leonardo da Vinci, Cesenatico (FO) | |
| collettiva "Amarcord. Omaggio a Federico Fellini Tende al mare IX edizione" spiaggia libera di Piazza Andrea Costa, Cesenatico (FO) | |
| collettiva "600 anni a San Domenico di Fiesole", chiostro di San Domenico, Museo di San Marco, Firenze. |






